Dopo Rio, pausa a Sao Paulo. E' stato per me il momento più brutto del viaggio. Siamo arrivati nel mezzo della notte. Quartiere pericoloso, pieno di homeless che si aggiravano senza meta per i marciapiedi. Dimentico il mio prezioso quadro delle favelas nel taxi. Nell'hotel non ci hanno tenuto la stanza prenotata...e così fino alle 8 del mattino aspettiamo che si liberi qualche stanza singola, per poi confluire nella stanza da quattro, munita di divano, telefono e televisione.
ODIO GLI HOTEL.
La sera non si può uscire: è troppo pericoloso. La gente ci guarda minacciosa, come se fossimo botti d'oro (e non si può non essere notati con tre asiatici al seguito!). Non riesco a prendere sonno, e nel bus verso Sao Paulo abbiamo avuto pochissimo tempo per dormire. Sono incazzata perché l'omino alla reception non trova una soluzione al suo danno, e perché ci dice per giunta di uscire, camminare un isolato, e andare a vedere se l'altro hotel ha posto. Ma uscire equivale essere derubati o peggio! Come può non rendersene conto un locale?! E perché poi non gli viene in mente di usare il telefono?! Mah. Mi incazzo anche coi miei compagni, che sono calmi e a mio parere troppo gentili con chi ci sta causando problemi per la sua incompetenza. Alla fine ci danno tre stanze singole. Due vanno a dormire ed, io, insonne, aiuto Jason nella sua assurda pretesa di tingersi i capelli di marrone (perché poi, non l'ho mai compreso!). Mai avrei pensato che puzzasse tanto la lozione di tintura! BLEAH! L'assistenza era necessaria perché le istruzioni erano solo in portoghese e spagnolo...!
ODIO GLI HOTEL.
La sera non si può uscire: è troppo pericoloso. La gente ci guarda minacciosa, come se fossimo botti d'oro (e non si può non essere notati con tre asiatici al seguito!). Non riesco a prendere sonno, e nel bus verso Sao Paulo abbiamo avuto pochissimo tempo per dormire. Sono incazzata perché l'omino alla reception non trova una soluzione al suo danno, e perché ci dice per giunta di uscire, camminare un isolato, e andare a vedere se l'altro hotel ha posto. Ma uscire equivale essere derubati o peggio! Come può non rendersene conto un locale?! E perché poi non gli viene in mente di usare il telefono?! Mah. Mi incazzo anche coi miei compagni, che sono calmi e a mio parere troppo gentili con chi ci sta causando problemi per la sua incompetenza. Alla fine ci danno tre stanze singole. Due vanno a dormire ed, io, insonne, aiuto Jason nella sua assurda pretesa di tingersi i capelli di marrone (perché poi, non l'ho mai compreso!). Mai avrei pensato che puzzasse tanto la lozione di tintura! BLEAH! L'assistenza era necessaria perché le istruzioni erano solo in portoghese e spagnolo...!

E' giusto che chi si tinge senza motivo soffra! Perché tingersi, modificarsi, distruggersi i capelli, mentre quelli che ci ha dato madre natura sono sicuramente i migliori che possiamo desiderare? Bah, nessuno è mai contento con quello che ha! Nel caso di Jason, forse un po' di goliardica voglia di divertirsi lo spinse a questo atto insudiciante... Ma davvero l'aveva fatto? Davvero?!
Dopo una notte insonne, senza che il mio amico Silas rispondesse in tempo alla mia e-mail per incontrarci nella sua città, decidiamo di fare un giro. Sono di umore pessimo, e il centro della città, coi suoi grattacieli brutti e grigi, mi sembra ancora più orrendo di quanto probaBBolimente è. Di sicuro Sao Paulo non è un luogo di attrazioni turistiche, bensì un posto in cui, preferiBBolimente con un locale, ci si dedichi a mangiare fuori e uscire la sera... sempre facendo attenzione a tutto. Ma noi dovevamo rimanere solo un giorno. Poi Derek e Yvette sarebbero tornati a NYC, e io e Jason avremmo proseguito il viaggio verso Bogota, al fresco.
Sao Paulo è nota per la sua comunità giapponese, la più grande fuori dal Giappone. Ci sono infatti a Sao Paulo circa 1.5 milioni di giapponesi, che hanno colonizzato un'area tutta loro. Qui si trovano negozi giapponesi (col gattino dorato che porta fortuna e denaro), bar giapponesi, persone giapponesi e soprattutto ristoranti giapponesi. Così, siamo finiti in quello che la nostra guida definiva il miglior ristorante di sushi della zona. E in effetti, per quanto io non ami il pesce crudo, non si può smentire.
Per fortuna il giro è durato poco. La parte italiana di Sao Paulo è piccolina ed insoddisfacente. La pioggia ci suggerisce di tornare indietro, e io mi addormento fino alle 4 del mattino, quando finalmente torniamo in aeroporto per le nostre destinazioni. Peccato, Sao Paulo, forse ti conoscerò meglio in un altro momento!
Dopo una notte insonne, senza che il mio amico Silas rispondesse in tempo alla mia e-mail per incontrarci nella sua città, decidiamo di fare un giro. Sono di umore pessimo, e il centro della città, coi suoi grattacieli brutti e grigi, mi sembra ancora più orrendo di quanto probaBBolimente è. Di sicuro Sao Paulo non è un luogo di attrazioni turistiche, bensì un posto in cui, preferiBBolimente con un locale, ci si dedichi a mangiare fuori e uscire la sera... sempre facendo attenzione a tutto. Ma noi dovevamo rimanere solo un giorno. Poi Derek e Yvette sarebbero tornati a NYC, e io e Jason avremmo proseguito il viaggio verso Bogota, al fresco.
Sao Paulo è nota per la sua comunità giapponese, la più grande fuori dal Giappone. Ci sono infatti a Sao Paulo circa 1.5 milioni di giapponesi, che hanno colonizzato un'area tutta loro. Qui si trovano negozi giapponesi (col gattino dorato che porta fortuna e denaro), bar giapponesi, persone giapponesi e soprattutto ristoranti giapponesi. Così, siamo finiti in quello che la nostra guida definiva il miglior ristorante di sushi della zona. E in effetti, per quanto io non ami il pesce crudo, non si può smentire.
Per fortuna il giro è durato poco. La parte italiana di Sao Paulo è piccolina ed insoddisfacente. La pioggia ci suggerisce di tornare indietro, e io mi addormento fino alle 4 del mattino, quando finalmente torniamo in aeroporto per le nostre destinazioni. Peccato, Sao Paulo, forse ti conoscerò meglio in un altro momento!








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