domenica 17 febbraio 2008

Sao Paulo, non ti amo!

Dopo Rio, pausa a Sao Paulo. E' stato per me il momento più brutto del viaggio. Siamo arrivati nel mezzo della notte. Quartiere pericoloso, pieno di homeless che si aggiravano senza meta per i marciapiedi. Dimentico il mio prezioso quadro delle favelas nel taxi. Nell'hotel non ci hanno tenuto la stanza prenotata...e così fino alle 8 del mattino aspettiamo che si liberi qualche stanza singola, per poi confluire nella stanza da quattro, munita di divano, telefono e televisione.

ODIO GLI HOTEL.


La sera non si può uscire: è troppo pericoloso. La gente ci guarda minacciosa, come se fossimo botti d'oro (e non si può non essere notati con tre asiatici al seguito!). Non riesco a prendere sonno, e nel bus verso Sao Paulo abbiamo avuto pochissimo tempo per dormire. Sono incazzata perché l'omino alla reception non trova una soluzione al suo danno, e perché ci dice per giunta di uscire, camminare un isolato, e andare a vedere se l'altro hotel ha posto. Ma uscire equivale essere derubati o peggio! Come può non rendersene conto un locale?! E perché poi non gli viene in mente di usare il telefono?! Mah.
Mi incazzo anche coi miei compagni, che sono calmi e a mio parere troppo gentili con chi ci sta causando problemi per la sua incompetenza. Alla fine ci danno tre stanze singole. Due vanno a dormire ed, io, insonne, aiuto Jason nella sua assurda pretesa di tingersi i capelli di marrone (perché poi, non l'ho mai compreso!). Mai avrei pensato che puzzasse tanto la lozione di tintura! BLEAH! L'assistenza era necessaria perché le istruzioni erano solo in portoghese e spagnolo...!




E' giusto che chi si tinge senza motivo soffra! Perché tingersi, modificarsi, distruggersi i capelli, mentre quelli che ci ha dato madre natura sono sicuramente i migliori che possiamo desiderare? Bah, nessuno è mai contento con quello che ha! Nel caso di Jason, forse un po' di goliardica voglia di divertirsi lo spinse a questo atto insudiciante... Ma davvero l'aveva fatto? Davvero?!


Dopo una notte insonne, senza che il mio amico Silas rispondesse in tempo alla mia e-mail per incontrarci nella sua città, decidiamo di fare un giro. Sono di umore pessimo, e il centro della città, coi suoi grattacieli brutti e grigi, mi sembra ancora più orrendo di quanto probaBBolimente è. Di sicuro Sao Paulo non è un luogo di attrazioni turistiche, bensì un posto in cui, preferiBBolimente con un locale, ci si dedichi a mangiare fuori e uscire la sera... sempre facendo attenzione a tutto. Ma noi dovevamo rimanere solo un giorno. Poi Derek e Yvette sarebbero tornati a NYC, e io e Jason avremmo proseguito il viaggio verso Bogota, al fresco.


Sao Paulo è nota per la sua comunità giapponese, la più grande fuori dal Giappone. Ci sono infatti a Sao Paulo circa 1.5 milioni di giapponesi, che hanno colonizzato un'area tutta loro. Qui si trovano negozi giapponesi (col gattino dorato che porta fortuna e denaro), bar giapponesi, persone giapponesi e soprattutto ristoranti giapponesi. Così, siamo finiti in quello che la nostra guida definiva il miglior ristorante di sushi della zona. E in effetti, per quanto io non ami il pesce crudo, non si può smentire.

Per fortuna il giro è durato poco. La parte italiana di Sao Paulo è piccolina ed insoddisfacente. La pioggia ci suggerisce di tornare indietro, e io mi addormento fino alle 4 del mattino, quando finalmente torniamo in aeroporto per le nostre destinazioni. Peccato, Sao Paulo, forse ti conoscerò meglio in un altro momento!





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