sabato 16 febbraio 2008

Rio, quanto ti ruberei!

Ed eccoci alla nostra avventura a Rio! Innanzitutto, ci buttiamo nel nostro bellissimo ostello, comprendente zona relax con amache, pub con vista sulla strada, stanze con rumorosissimi ventilatori, docce con musica ben scelta e, ciliegina sulla torta....una jacuzzi rotonda di gruppo in terrazza! Insomma, ci trovavamo nel mitico Mellow Yellow!



L'ostello si trova vicino a una delle spiagge più famose di Rio, Copacabana. Per famosa cosa si intende? Certo che ci sono tanti bei ragazzi e belle ragazze che camminano in bikini. Certamente un esempio di questa tipologia di bellezze si può trovare di seguito, ma è raro incontrarle tutte insieme... ;)




Tali bellezze non avevano ancora raggiunto livelli assurdi di abbronzatura...o meglio...bruciatura! Le spiagge lunghe e sabbiose , piene di venditori-di-qualsiasi-cosa (caipirinha, succhi di guava freschi, gamberoni squisiti infilzati...ecc.ecc!), ci attirarono fin dal primo momento...e fu così che andammo dove non dovevamo andare...




Ricordo ancora le nostre impronte sulla sabbia di Copacabana, quella nostra prima sera. I ricordi sono un po'
blurred, perché eravamo stanchi dal viaggio e un po' vulneraBBoli, forse instupiditi dal viaggio....e da quel falso senso di sicurezza che ci dava la luce. Il posto era illuminato, o quasi. Avevamo mangiato dall'altra parte della strada rispetto alla spiaggia, popolata da molti baretti pullulanti di gente e dall'Hotel Excelsior. Al di là della strada, altri baretti si ergevano sulla sabbia (persino uno schifoso McDonalds a mo' di tendone!). Più in là, un gruppo di ragazzini giocava a calcio e vicino al mare, dove la luce si diradava, ma pur sempre vicino alla strada, qualche famigliola sedeva nella brezza marina ad osservare le onde.



Certo questo gruppetto di viaggiatori dalle membra stanche (e anche i neuroni) non poteva immaginare ciò che sarebbe successo. Uno in particolare aveva con sé neuroni molto stanchi, uno zainetto, e una macchina fotografica che scattava troppe foto con il flash... La famigliola placida si alza e si allontana. Io non ci faccio caso. Gli altri continuano a giocare. Nessuno ha nulla in tasta...a parte Jason qualche soldo ed io una macchina fotografica nascosta in tasca. Ma il Cristo sulla montagna (el Corcovado) non ci stava assistendo.



Tutto accade in fretta. Due ragazzini buttano a terra Derek, quello con lo zaino, e uno approccia con fare cauto ma risoluto Jason domandandogli l'ora. Yvette mi indica Derek per terra, io vedo Jason indietreggiare....e così io e Yvette cominciamo a correre come mai abbiamo corso verso la strada. La sabbia rendeva i passi lenti, e temevamo di essere inseguite, ma quando la mia testa ha avuto il coraggio di appoggiarsi alla spalla per guardare indietro, tutto appariva calmo. Come non fosse successo nulla veramente...



Così era la gente a cui chiedevo aiuto in spagnolo, calma e indifferente. Qualcuno ci indica delle luci. Non troviamo nulla. Torniamo al bar. Qualcuno tira fuori esitante il cellulare ma non chiama. Fidarsi della polizia qui? Meglio non averci a che fare, forse pensava. Troviamo un'ambulanza, ma nessun ferito non fa muovere un ambulanza. PER DINCI, qualcuno si muova! I ragazzi stanno bene? Cos'è successo?


Ansimanti, raggiungiamo finalmente una macchina della polizia, ma non è la speciale polizia istituita per aiutare "i turisti" come noi, quelli che ogni giorno vengono derubati, bensì una pattuglia normale. Nessuno parla inglese. Io mi faccio capire con lo spagnolo ma ci vogliono almeno dieci minuti finché si muovano. Mi fanno domande stupide tipo: cos'hanno rubato? Quanti erano esattamente? Come se fossi rimasta lì ad aspettare di scoprirlo!!!



Alla fine ci muoviamo, e troviamo i ragazzi sul ciglio della strada con i nostri sandali in mano. Li avevamo lasciati sulla spiaggia. Anzi, quelli di Jason erano stati sotterrati da Yvette per gioco, e lui ci aveva messo del tempo a ritrovarli dopo l'aggressione!!! Per fortuna non è successo nulla: una ferita alla testa di Derek quando è caduto e resisteva, una minaccia mai portata a termine col coltello a Jason, e una macchina fotografica e l'equivalente di una ventina di dollari persi. Poca roba, e tutti sani e salvi. Per fortuna i miei compagni sono ancora tra noi in questo mondo!



In realtà i ladri-aggressori sono spesso ragazzini giovani che magari non sono ancora entrati nel traffico di droga e che probaBBolimente vivono nelle zone povere della città. Queste sono le favelas, ghetti di slums, case costruite rusticamente una sull'altra, e in particolare nelle zone collinose della città, a diretto contatto con le parti più ricche, abitate dalle élites, giù verso il mare. Uno dei contrasti più interessanti e tipici di Rio è appunto questa sovrapposizione di ricco e povero, lussuoso e anti-igienico, alto e basso. Tutto insieme, amalgamato in una ragnatela molto difficile da sciogliere, e che si ritrova in molte altre parti del Sudamerica.


Ma cosa sono le favelas? Il nostro gruppo di temerari è andato sul posto a scoprirlo... nel prossimo post.


Nessun commento: