domenica 17 febbraio 2008

Bogota, che freddo!

Finalmente siamo arrivati a Bogota. E' stato come respirare di nuovo dell'ossigeno dopo essere stati in un buco claustrofobico. L'aria era fresca, l'aeroporto piccolino, i tassisti più rilassati, e anche lo spazio antistante l'aeroporto verde ed invitante. Ci siamo lasciati alle spalle il pericolo della grande città brasiliana per immergerci nella città vecchia coloniale (piccole casette di legno colorate, su stradine a misura d'uomo, a scacchiera, ma poste un po' in collina). La città vecchia si chiama la Candelaria, e tutti i taxi hanno problemi a raggiungere il nostro bellissimo ostello perché a quanto pare ci sono due "calle novena"! Un po' come a NYC con streets e avenues, anche a Bogota le strade della Candelaria alta si dividono in calles (in verticale) e carreras (in orizzontale).



Il nostro delizioso ostelli si apre su un patio inverdito di piante e amache, qualche bagno-doccia di pietra, e stanzoni con letti in legno e caminetto. Sui letti tre copertoni, perché Bogota è in alto e fa parecchio freddo la notte! Infine, uno stanzone comune con cucina, fornelli con il thé sempre caldo per gli abitanti, e un unico computer collegato in rete (ma il wireless impera!). L'ostello era un luogo molto calmo, forse troppo, una specie di oasi tranquilla in cui rifugiarsi dal mondo esterno, talvolta minaccioso, e i cui abitanti spesso si trovavano lì a lungo termine per progetti o apprendimento. Un americano veniva addirittura dalla Columbia (si capiva dal fatto che indossava in maniera alquanto ovvia la felpa della "Columbia", tanto per essere riconosciuto)! A casa c'era persino un gioco tipico della colombia, di cui ho scordato il nome:



Consiste nello sfidare un avversario nel lancio degli anelli. Se si centra la rana, si fanno più punti, altrimenti bisogna cercare di centrare gli altri buchi. Questo gioco si trova in genere nei pub o nei locali di biliardo e bowling, ed è uno dei passatempi dei colombiani. Se le strade della città vecchia sono ordinate e carine, verso il basso oltre la Plaza Bolivar (dove si trova il Palazzo super-protetto del Presidente), si trova invece la parte più incasinata e meno invitante della città:



Qui si trovano negozi su più piani, un po' come in Cina, che vendono di tutto a prezzi per un occidentale irrisori. $1 equivale a quasi 2000 pesos colombiani (€1 a quasi 3000)! Il problema è che non si trova quasi nulla di interessante: molte cianfrusaglie, oggetti inutili, vestiti poco alla moda. In compenso, se uno legge lo spagnolo, può andare letteralmente a tuffarsi nei libri, sperando di trovare quel che cerca...



Se c'è davvero un problema a trovare qualcosa, ebbene queste sono le cartoline! Sembra incrediBBoli che esista un luogo in cui è difficilissimo per il turista trovare delle semplici cartoline, pure brutte magari, ma sempre cartoline, da poter inviare agli amici prima di tornare a casa. La ricerca delle cartoline ovviamente si svolge per me nella mia ultima mattinata a Bogota prima di prendere l'aereo per tornare a casa. Dopo un'ora di giri e domande ai venditori di bancarelle, scopriamo che l'unico luogo che vende cartoline di Bogota è un negozio di cartoleria e libri in centro.

Al secondo piano.

In fondo al corridoio.
In un angolo nascosto.
In una scatoletta di cartone.
In mezzo a cartoline di altri posti colombiani.

Puff, che fatica! Dopo un complesso procedimento di scartoffie (calcola il prezzo, porta un foglietto di sotto, fai la fila, paga, vai a ritirare il prodotto incartato mostrando la ricevuta), non contenta, decido di cercare i francobolli. Era un sabato mattina.




Plaza Bolivar era ancora reduce dalla parata militare della mattinata, una qualche cerimonia di premiazione nazionale (forse di promozione degli ufficiali) in cui amavano partecipare anche alcuni dei numerosi cani randagi della zona... Io e Jason ci aggiriamo nei dintorni alla ricerca della posta: l'unico luogo che venda i francobolli. Incontriamo sulla strada un'agenzia DHL, ma questi non si occupano per nessun motivo della spedizione di cartoline (!!!). Di fronte c'è la posta, un edificio enorme delle comunicazioni, ma non ce ne rendiamo conto...e a quanto pare neanche gli abitanti del luogo, che ci indirizzano intorno al grande edificio. Tra un vetro ammaccato e l'altro, vediamo un cartello che ci invita a girare intorno al palazzo, e finalmente troviamo l'entrata e la risposta al mio dubbio amletico: francobolli sì o no?



Cattedrale di sale di Zipaquira, vicino Bogota.

Vi prego! Datemi i francobolli prima che riparta, vi prego! La risposta è dentro di te, e però... è sbagliata! Insomma, la risposta è NO. I francobolli è vero che si vendono solo alla posta e da nessun'altra parte, ma non ci si può mica aspettare che si vendano per giunta nel week-end! Ridicolo! I fracobolli si vendono in Colombia *solo* alla posta e *solo* dal lunedì al venerdì *solo* dalle 9 alle 17. Ecco, se qualcuno volesse comprare i francobolli, sempre ammesso che abbia trovato le cartoline, queste sono le condizioni! Anche i cani lo sanno.




Sulle scale del monastero sul monte Monserrate, Bogota, a 3.150 metri.

Ma torniamo alla bella Bogota. Una delle mete favorite di pellegrini e visitatori è il monastero di Monserrate. Per arrivare al teleferico, si fa una bella camminata tra le stradine strette, di giorno percorriBBoli senza problemi, verso il verde sempre più folto. Sopra di noi, il monte. Dietro, la città.



In cima, una sensazione di pace e tranquillità, anche se il prete che fa messa dice tra un sermone e l'altro che occorre perdonare tutti, ma io non credo che si debbano perdonare politici corrotti, trafficanti di droga e tutti quelli che contribuiscono a rendere questo paese, ogni paese, misero e pericoloso. Jason compra dei souvenir, ed io mi godo la brezza pomeridiana fresca, l'ossigeno puro e piacevole, il tramonto dietro il Cristo su un monte vicino.



La sera decidiamo di andare in centro a giocare a bowling, come consigliato da alcuni fissi dell'ostello. La particolarità del bowling di Bogota è che... è automatizzato in modo del tutto umano. Come fare a spiegare questo concetto, in un mondo ormai meccanizzato alla fordiana come lo dipingeva Chaplin anni fa? Ebbene, esiste un'eccezione a tutto questo... Guardare per credere...




Avete guardato attentamente? Avete visto cosa succede dietro ai birilli? Magicamente essi si trovano al loro posto dopo i due tentativi di sbaragliarli con la palla. Era il mio primo gioco di bowling. Le regole sembrano complicate (data la necessità di calcolare i punti in un certo modo a seconda che si buttino giù tutti i birilli o meno), ma alla fine nonostante la laurea in comunicazione e la perseveranza nelle facoltà umanistiche, ci ho acchiappato. Anzi, ho fatto amicizia pure con tutta la gente intorno, e ognuno mi insegnava il proprio metodo per lanciare la palla, piegare le gambe, dondolare il braccio, posizionare le dita nella palle e così via. Insomma, una confusione esagerata! Alla fine, ho sviluppato il mio metodo, per quanto ridicolo, e la palla colpiva i birilli, TIE'!



Dopo il divertimento, la prima notte a Bogota è stata ibernante. Non abituata alle temperature freddissime che nel frattempo stavano congelando anche New York, non sapevo come proteggermi dal freddo, e l'unica soluzione trovata la prima sera era semplice: la borsa dell'acqua! Uno dei simpatici ragazzini che lavora all'ostello di notte ormai sa che se torno a Bogota dovrà sempre prepararmi la borsa dell'acqua calda prima di dormire, come una vecchietta! La gentilissima manager dell'ostello, una donna dai tratti dolci, amante dell'India, dai capelli grigi, legati in una palla sulla nuca, ma lo sguardo attento e pratico, mi ha insegnato qualche altro metodo il giorno dopo per difendermi dal freddo:

1) borsa dell'acqua calda!
2) mettere una delle coperte sul materasso, sotto il corpo, in modo da sbarrare il freddo che viene dal pavimento.
3) non essere troppo vestiti nel letto, bensì in contatto con le copertone di lana.
4) coprirsi con un folto poncho di lana al mattino per andare in bagno, e magari anche la sciarpa.
5) si spera di no, ma eventualmente il kit di emergenza è disponiBBoli (tocchiamo ferro!)



Insomma, ci sono vari modi per non finire stecchiti di freddo come le tarme sul monte, che rimanevano attaccate ai muri in attesa di spirare...







2 commenti:

Anonimo ha detto...

per le cartoline e meglio andare al negozio di vendita artigianale, calle 26 carrera 7 y fare un giro, ci sono tanti negozieti dove troverai belle cose. sei andata a la zona rosa di bogota?

Anonimo ha detto...

E 'vero! Penso che questo sia una buona idea.
Condivido pienamente il suo punto di vista. Mi piace questa idea, sono pienamente d'accordo con te.