venerdì 12 ottobre 2007

Ancora non ho visto "Sicko" di Michael Moore, che già sperimento la decadenza del sistema sanitario americano... PUR avendo un'assicurazione con l'università.

Ecco innanzitutto l'origine del problema: faringite. Mi si gonfiano le ghiandole, prima l'una e poi, prevedibilmente, anche l'altra. So per esperienza (sulla mia pelle) che secondo tali sintomi ho bisogni di antibiotici, altrimenti la situazione peggiorerà. Nel frattempo bevo brodino, thé caldo con il miele, bevo quanto posso e sto a letto. E con questo direi che la mia parte di paziente l'ho fatta!

Ma il bello è convincere i dottori in tempi accettaBBoli di quello che mi sta capitando.


ALLA DISPERATA RICERCA DI ANTIBIOTICI



CIAK 1, giovedì mattina: consapevole della mia situazione mi reco dal dottore, aspettandomi che mi prescriva gli antibiotici. Dopo un'attesa di mezz'ora, questi mi tocca leggermente le ghiandole con un tampone, dicendomi che mi manderà per e-mail i risultati, e che probaBBolimente non ho niente.
CAZZATE. Si prende il suo tempo, insomma, chi se ne frega! N.B.- il signore non mi spiega neanche se si tratta delle ghiandole o delle tonsille. Ma dove avrà preso la licenza?!

La notte porta con sé un netto peggioramento, con infezione propagata ora anche all'altra ghiandola, dolore acuito, difficoltà estrema a deglutire. febbre a 39 (ma non lo so perché nessuno, neanche le due reception della casa in cui vivo, ha un termometro!).


CIAK 2, venerdì mattina: 24 ore dopo riprendo lo stesso percorso del giorno prima, dopo aver preso appuntamento con un'altra dottoressa (scrivendo che ho bisogno SUBITO di antibiotici) e aver anche risposto all'e-mail dell'altro dottore incompetente, dove mi si diceva che il test del tampone (preistoria della medicina e perdita di tempo) era risultato negativo. L'infermiera "nota" che c'è qualcosa che non va nella mia gola, ma non è ancora convinta della necessità dell'antibiotico: e se non si trattasse di un'infezione batterica ma di un virus come la mononucleosi? SBAM! E' così che si tratta il paziente? Il paziente è considerato scemo. Poverino: cosa ne sa dei suoi sintomi, lui? Meglio imparanoiarlo con ipotesi assurde dopo avergli domandato per procedura se beve molto alcol!!!

Per essere sicuri se mi serva o meno un antibiotico, la soluzione è a portata di mano: non una ricetta, ma un prelievo del sangue! Torno a casa in attesa di ulteriori notizie, dopo aver comprato a mie spese una scatola di pillole antinfiammatorie.


CIAK 3, venerdì pomeriggio: mi chiama il dottore cui avevo scritto l'e-mail di risposta spiegandogli il mio peggioramento notturno. Lo liquido dicendo che ore prima avevo già preso appuntamento con qualcun'altro. TIE'. Poi mi chiama la seconda dottoressa che, guarda caso, ha scoperto che mi servono gli antibiotici! Che strano! 30 ore prima l'avevo detto anch'io. Prendo appuntamento e ripeto per la terza volta il percorso da casa al campus (sempre con il vento) e da lì alla farmacia vicino (ma non troppo) a casa. Prima di andare via, però, mi rifanno DUE tamponi (questa volta più violenti, per ravanare bene i germi sulle ghiandole), per scoprire se effettivamente prescrivermi gli antibiotici è cosa utile. I risultati li saprò lunedì, dopo 3 giorni di antibiotici su cinque.

L'utilità della medicina a posteriori!


CIAK 4, la pseudofarmacia: torno alla farmacia, che non è una vera farmacia, ma un cosiddetto "drugstore" (da non scambiare per i locali di Amsterdam). Cos'è un drugstore? E' un negozio che vende un po' di tutto, shampoo, creme, articoli da casa, biglietti della lotteria, caramelle...e che ha anche un bancone della farmacia. La sua caratteristica principale è quella di essere generalmente poco igienico, per non dire sporco. Ottimo quando si comprano le medicine!

Dopo essermi sudata l'agognata ricetta, vado al bancone fiduciosa e consegno tutto. Aspetto, aspetto, e intanto altra gente viene servita, tra l'altro da un bambino latinoamericano tra i 10 e i 12 anni (chiaro sfruttamento minorile!) Innervosita, domando come mai ci voglia tanto. Mi risponde un ragazzo che ci vogliono almeno 20 minuti. Allibita e febbricitante, non mi spiego quanto ci voglia
a prendere una medicina dallo scaffale, ma lui mi rassicura che non si tratta solo di quello: bisogna anche "process your prescription" (processare la ricetta...?!) e ci sono altri due pazienti prima di me. Quest'azione di "processing" significa in pratica inserire i dati nel computer. VENTI MINUTI per tre persone!


Il mio pensiero è immediato: aiuto! Questo è il terzo mondo! Tanto per confermare il tutto, l'assicurazione della Columbia manco mi copre per intero il prezzo degli antibiotici (sconcertanti $60), ma devo comunque darne $10 di tasca mia.

Grazie, Columbia! Grazie America, esportatrice di democrazia e "ampio" esempio di welfare sociale (ahahah), tecniche di riciclo (ancora più divertente) ed energie rinnovaBBoli.

Questa è la preistoria, ma credo che ai quei tempi non esistessero tanto spreco e tanto sprezzo dell'essere umano.

Tanto per la cronaca: alla Columbia sono apparsi in due giorni consecutivi un cappio alla porta di un professore (simbolo del razzismo contro i neri) e una svastica su un muro (antisemitismo nella culla delle lobby ebree). Olè.

Pulcia

4 commenti:

Pluto ha detto...

welcome in usa :)

Unknown ha detto...

Oh cielo, spero che tu stia meglio ora! Io sono sopravvissuta al viaggio ma nn ho più l'età per certe cose.
Ti mando un bacio bella.
Ceci

Unknown ha detto...

Amore mio che pena sentirti cosi! Posso rubare gli antibiotivi per te se vuoi! fammi sapere come stai!! Love u!

Scarlet

Anonimo ha detto...

be non sei partita con la scorta da casa?:D
si sa il sistema sanitario americano è cosi... ma dire che è preistorico è fare un complimento!